In Sicilia a scuola il 12 settembre. Marcia indietro dell’assessore Lagalla sul calendario scolastico 2018-19

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Marcia indietro dell’assessore Lagalla sul calendario scolastico 2018-2019: nessuna restrizione su viaggi e gite d’istruzione, visite a musei e spettacoli cinematografici e teatrali. Questa mattina, sul sito della Regione, è stato pubblicato il decreto al centro di mille polemiche, firmato venerdì 4 maggio dall’assessore all’Istruzione. Neppure l’ombra della paventata stretta annunciata la scorsa settimana, quando Roberto Lagalla aveva illustrato il provvedimento sottolineando l’esigenza di svolgere un maggior numero di giorni di lezione in aula (almeno 200). Già qualche giorno dopo, criticato da gran parte del mondo della scuola (genitori, studenti, insegnanti e presidi), in un’intervista a “Repubblica” l’assessore aveva fatto retromarcia.

Adesso arriva l’ufficialità. Tuttavia, il prossimo anno scolastico in Sicilia, come aveva spiegato l’esponente del governo Musumeci, resterà più lungo di quest’anno: 211 giorni anziché i 206 di quest’anno. Il che costringerà alunni e docenti a rinunciare a un po’ di sole e bagni a metà settembre e a inizio giugno. Inoltre la festa della Regione siciliana, in calendario il 15 maggio, fra un anno non si accompagnerà alla sospensione delle attività didattiche. Le vacanze di Natale si accorceranno di un giorno: dal 22 dicembre al 6 gennaio, con rientro a scuola all’indomani dell’Epifania. Invece si protrarranno per un giorno in più quelle di Pasqua, dal 18 al 24 aprile.

Le lezioni prenderanno il via mercoledì 12 settembre (due giorni prima rispetto al 2017-2018) e l’ultima campanella suonerà a ridosso degli esami di maturità: martedì 11 giugno 2019. Le singole scuole potranno però adattare le date alle specifiche esigenze didattiche, anche anticipando l’apertura e concedendosi i consueti “ponti” in occasione delle festività nazionali: 1° novembre (Ognissanti), 8 dicembre (Immacolata Concezione), 25 aprile (Liberazione), 1° maggio (Festa del lavoro) e 2 giugno (Festa della Repubblica).

(Fonte: Repubblica.it – Salvo Intravaia)

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